
“A Y. inconsapevole musa.”
"Al pensiero profondo, che facilmente svanisce. “Questa è una pietra, e forse, entro un determinato tempo, sarà terra, e da terra diventerà pianta, o bestia, o uomo.”
Herman Hesse in Siddharta
Caro lettore, lo scopo di questa prefazione è preparatorio. Non pretenzioso, ma intento a offrirti piuttosto un momento di calma; il pensiero che in qualche modo quello che leggerai potrà arricchirti. Chi è Siddharta? E cosa rappresenta per lui il fiume? L'uomo, Siddharta, è alla ricerca di sè stesso. La via che egli percorre è una via simile a quella di qualsiasi altro uomo. Ciò che distingue Siddharta è l'ascolto, il saper ascoltare. L'interlocutore è ovviamente il fiume. Questo singolare dialogo evolve in maniera tanto profonda nella mente dell'uomo da sconvolgerne le fondamenta del pensiero, fino a scomporre ogni singolo pregiudizio o credenza, per creare tutto daccapo. Unità: il nostro mondo evolve ciclicamente ed è composto da ogni cosa che gli appartiene quindi il concetto di unità si estende non solo a uomini, animali e piante ma anche, ragionevolmente, alle cose. L'energia è il punto ultimo che crea il tutto. Rispetto a questa idea “Il fiume scrisse a Siddharta” si propone quasi come un gioco, come una strada che riparte dagli oggetti più semplici per trapassarli con la vita, prende le emozioni fondamentali e gliene fa dono, rendendoli partecipi del tutto. Non dovrebbe esserci ambiguità in quello che proviamo, ma rendiamolo più riconoscibile! Immedesimarsi in quello che ci circonda, questo mi ha spinto a creare la raccolta. La risposta mi sembrò chiara solo qualche tempo dopo aver finito di leggere “Siddharta” di Herman Hesse: “e tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita”. (Herman Hesse in Siddharta) Con l'augurio che, quando arriverà il momento sapremo ascoltare il fiume.
La clessidra
Difendo la meraviglia. Intangibile, sotto copertura. Anche io dentro di me, potenza di tutto, sacrificata e impotente cedo allo scorrere. Che sabbia, così simile ad acqua mi sfiori, la carezza senza fine e mille volte ripetuta ancora la cerco. Senza domani o oggi, che sono nomi, il mio, il tuo e dei giorni. Girami.
Il secchio
Dalla grondaia cadde una goccia, mentre venivo portato. E quella sola bastò perché vomitassi tutto il mio contenuto. E dalla testa di un'anziana signora caddi, bagnandole la gonna. Ormai vuoto rimbalzavo piano, rotolando giù per la strada senza potermi fermare.
L'orologio
Correvo da tutta la vita. Tremante, svelta, senza riposo. Amavo da tutta la vita. E lui mi aspettava. Amore! Gridavo... Sessanta secondi e poi contavo.
La falce
Dicono che mi piaccia: cadere, tranciare l'aria e percuotere il terreno ad ogni passo della mia padrona. Dicono una cosa: che il suo mantello mi accarezza, che Lei mi bacia. Ogni giorno lottiamo contro la sua maledizione, contro un torpore che non può avvenire. E nei minuti in cui anche la morte riposa, facciamo cerchi nel grano, e ridiamo.
Il cuscino
Svegliati, ti prego, svegliati! Mi schiacci ormai da otto ore. Non ne posso più di te, della tua bava, del tuo odore, dei tuoi movimenti: rozzi e pesanti. Sono così conciato, io prezioso, indosso lo stesso vestito da troppi giorni. Sono isterico. Ti prego svegliati! Vai via, dormi su un prato stanotte, lasciami solo! E se ti muovi una volta ancora giuro, esplodo.
La finestra
Tra centinaia di riflessi e il passare lento delle ore, l'unica gioia, la mia, è vedere il susseguirsi delle stagioni, cadere la neve, subito dopo splendere il sole e te che ti specchi, ogni giorno dopo colazione. Mi rende felice. La lampadina
Vivo muoio vivo muoio, brucio di tensione: vivo. Muoio: Spando calore. Agitatamente. Non consapevole, mi consumo. In un intervallo brevissimo muoio e risorgo, do e tolgo. Il pensiero fulminante mi illude di non avere memoria. Mi inebria la fulgidità repentina, di essere me.
La lettera
Rancorosa, nascosta. Passo di mano in mano come una malattia in una busta. Penetra nell'immaginazione il mio segreto, il mio flagello, o il tuo. La curiosità ti spinge, morta come colei che mi scrisse, nell'evidenza che non puoi scoprirmi. Mantenuta intatta, covo il segreto che fu la tua vita.
Francesca Ribilotta
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